Novena di Natale: Commento alle Antifone maggiore don Onofrio Farinola 6°Antifona

"O Re delle genti, atteso da tutte le nazioni, pietra angolare
che riunisci i popoli in uno, vieni, 
e salva l’uomo che hai formato dalla terra"
(Sesta Antifona maggiore)

In questa penultima "Antifona O", giungiamo a riconoscere Gesù nostro Re, nostra Guida. Chi è il re, se non colui che guida? La sua potestà sta nella capacità di guidare il popolo, di impegnarsi per la sua prosperità e il suo benessere, di adoperarsi per la sua incolumità. Gesù è il nostro Re, il nostro Re di pace e di giustizia, viene a mettere insieme tutti i popoli sotto la tenda del mondo, che lo guida verso la terra promessa dell'amore, garantisce la sua incolumità con il dono di sé. 

La regalità di Gesù sta proprio nell'offerta della sua vita per il bene dell'umanità. In Gesù, Dio si fa carne, si fa uomo, si abbassa per redimere l'umanità. Il Natale ci fa contemplare l'abbassamento di Dio per portarci a contemplare in pari tempo l'innalzamento nostro. Tanto più Dio si abbassa, tanto più l'uomo si innalza. E' la logica sovversiva di Dio. La Scrittura ci parla spesso dell'abbassamento di Dio per il bene dell'umanità, fino a quel momento estremo della lavanda dei piedi e della morte in croce del Figlio. 

Paradosso dei paradossi è lo stesso mistero del Natale. E' il mistero della "kenosi", dell'abbassamento divino, della spoliazione regale del Padreterno. 
Dunque, parliamo di una regalità paradossale, eversiva e sovversiva allo stesso tempo. Solo Dio può pensare e fare "cose strane" come queste per dichiarare il suo amore all'umanità, a ciascuno di noi. Continuamente ci scrive "Ti amo" con l'inchiostro del suo sangue, della sua vita. 
Oggi invochiamo il Gesù Re, ma un Re abbassato: lo invochiamo come Re che si chini sulle nostre ferite, sulle stigmate provocate dalla sofferenza che spesso dobbiamo sopportare, sul dolore che, piacente o meno, ci ritroviamo ad accettare.


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