Ottobre Mese dedicato a Santa Giuseppina Vannini

20 ottobre

Durante questo mese ci lasciamo guidare dall'elaborato "Giuseppina Vannini Il carisma di fondatrice" presentato come tesi per conseguire il grado accademico di Magistero in Scienze Religiose di Suor Maria Herminia Dieguez nell'anno 1990.  


Consapevole che l'Istituto non le apparteneva, essendo opera di Dio, in un momento di prova nel 1907, scriveva: «In una notte mi sembrò proprio che il Signore volesse chiuderei tutte le vie e non volesse saperne di noi. Il ripetere spesso: In te Domine speravi mi era di conforto e anche il riflettere che non fui io che pretesi di fondare, ma seguii in tutto le vie che il Signore veniva aprendo e la certezza d'aver seguita la volontà divina e non prevenuta, mi ridava animo». 

Così, in altri modi, il Signore continuava a farsi presente nella sua vita, per confermarle che la via intrapresa non era frutto di una sua scelta né tantomeno un'illusione, bensì un'iniziativa divina. 

Opera di Dio 

La Vannini si può paragonare a un terreno nel quale dall'alto viene deposto un seme. Come ogni altro fondatore, ella non conosce i particolari dell'albero che dovrà nascere dal suo terreno; tuttavia, accogliendo con piena disponibilità e alimentando costantemente il primo germoglio, ne tutela e difende lo sviluppo. A mano a mano che l'albero cresce, acquista proporzione e forme nuove, senza tradire la natura del seme, ma portandolo a maturazione e a piena realizzazione. Da questo possiamo riscontrare l'origine delle famiglie religiose e l'azione dello Spirito Santo. 

La Vannini, più volte ha espresso la sua indegnità a divenire strumento del Signore per intraprendere l'opera di fondatrice. Scrive in una lettera: «[ ... l La santità di S. Camillo e delle anime che Dio prescelse sempre per le sue opere e la mia dappocaggine in tutto e per tutto e il manco totale delle prerogative necessarie per occupare il posto che occupo, mi rigettavano nelle angustie». 

Parlando della congregazione diceva che non era opera sua, ma opera di Dio, e che perciò Dio stesso doveva sostenerla. Soleva ripetere: «Povera opera mia, se fosse solo mia, o se dovesse posare sulle mie braccia; fortuna che posa sulle braccia di Dio, e cresce all'ombra del manto della Provvidenza». 

La conseguenza di tale certezza era una assoluta confidenza nell'aiuto che Dio le avrebbe dato per la crescita di quanto Lui stesso aveva seminato. 

Nella sicura convinzione di aver ricevuto da Dio una missione speciale da compiere, si esprime così: «Nulla cercai [ ... l, in santa semplicità mi prestai alle provvidenziali circostanze». 

Affermava di non essere capace di nulla, di aver compiuto il voler divino e di dover scomparire: «Ripetevo spesso al Signore che facesse di me ciò che voleva, mi togliesse pure di mezzo, ma non permettesse che dovessi render deluse tante speranze delle anime affidatemi». 

Non si fermava alla considerazione della propria povertà, ma sollevava lo sguardo a Dio e alla ricchezza del dono da Lui ricevuto, per cui poteva asserire: «Se Dio non ci aiuta, di che cosa siamo capaci noi? Non fidiamoci delle nostre forze: ma appoggiamoci su quelle di Dio». 

Il 1892 fu dunque l'anno della nascita dell'Istituto; ma anche l'inizio della prova più dura, che si protrasse con alterne vicende fino al 1895. 

continua...


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