Dal opuscolo Testimone d'Amore Sr. Gabriella Marzio
La prova più dura
pag. 18 - 20
Mentre l’Istituto delle Figlie di San Camillo cresceva rapidamente, P. Tezza andò incontro al periodo più doloroso della sua esistenza. Il Signore permise, per la propria santificazione e il bene altrui, che egli passasse attraverso la prova più dura, esperienza che, come insegna l’agiografia, caratterizza spesso la vita dei santi.
Tra il 1893 e il 1895 p. Tezza visse il momento più difficile del suo cammino vocazionale. La dolce, paterna affabilità e il buon cuore esternati da lui nelle relazioni interpersonali, comprese le sue figlie spirituali, tanto da essere paragonato a S. Francesco di Sales, furono da qualcuno male interpretati.
Ma di fronte a tali malevoli insinuazioni (“ciarle” vennero definite dal suo confratello p. Gioacchino Ferrini) quale autentico discepolo di Cristo, reagì eroicamente pensando alla beatitudine evangelica che gli assicurava la ricompensa divina, se non in questa vita, sicuramente nell’altra: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi» (Mt 5,11).
P. Ferrini gli consigliò di affrontare la situazione invocando «un processo a sua giustificazione» per il trionfo della verità. Egli al consiglio rispose: «Questo non sarà mai!». Alla calunnia reagì con l’amore, con una condotta coerente al suo temperamento e alle sue convinzioni di fede. Dopo un primo travaglio interiore, accolse la situazione come un segno della volontà di Dio e vi aderì pienamente.
Fece della sofferenza e dell’umiliazione di cui era vittima un’offerta a Dio perché l’Istituto da lui fondato prosperasse in santità e ciascuna delle sue figlie spirituali fosse «veramente cosa di Dio». Accettò serenamente di essere allontanato dalle figlie che aveva spiritualmente generato.
Il «questo non sarà mai» di p. Tezza ci rimanda ai propositi da lui messi per iscritto nel corso degli esercizi spirituali del 1868: «Abbracciare volentieri, per amore del Cuore SS. di Gesù, senza mai lamentarmi, ogni maniera di afflizioni, disprezzi, ingiurie, maltrattamenti, disonori, che mi possono in qualunque maniera arrivare».
Ci ricorda anche un passo importante del Vangelo: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?« E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette» (Mt 18,19). La carità non tiene conto del male ricevuto, ma tutto copre, spera e sopporta (1 Cor 13,5).

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