San Giuseppe nella famiglia camilliana di Suor Eliane Köhler 2 parte

Vi proponiamo per accompagnare la Novena di San Giuseppe, la Tesi di Magistero in Scienze Religiose Indirizzo didattico 

“San Giuseppe nella Teologia e nella vita della Chiesa con particolare riferimento all’ Istituto delle Figlie di San Camillo”

di Suor Eliane Köhler presentata alla Pontificia Università Lateranense Facoltà di teologia Istituto Superiore di Scienze Religiose «Ecclesia Mater» Roma 1997.


Fin dai primi tempi, in Oriente, in base allo scritto apocrifo «Storia di Giuseppe il Falegname», si commemora la morte (transito) di san Giuseppe il 20 luglio. 

In Occidente invece dove il culto è più tardivo, solo a partire dal XII secolo i grandi Ordini religiosi: Carmelitani, Serviti, Domenicani, Francescani, Gesuiti, propagano con grande impegno il culto al Santo, però era ancora un culto privato, non di tutta la Chiesa. Solo nel 1621 la festa di san Giuseppe sarà resa obbligatoria per tutta la Chiesa

Nel 1522 nella Summa de donis S. Joseph il domenicano Isidoro Isolani riporta il racconto apocrifo in cui Gesù stesso racconta la morte di Giuseppe: 

«Mi sedetti (è Cristo che parla) vicino al suo capo e mia madre ai suoi piedi. Tenni le sue mani nelle mie per una lunga ora. Gli arcangeli Michele e Gabriele si avvicinarono, ed egli rese l'ultimo respiro con gioia. Gli chiusi gli occhi con le mie mani e gli angeli vennero a vestirlo con una veste bianca7». 

Questa rassicurante immagine fece fortuna nell'epoca classica e fu rappresentata in numerose chiese. Ancora più significative di queste opere d'arte sono le numerose confratemite degli «agonizzanti» o della buona morte che si moltiplicarono nei secoli XVII e XVIII. Esse coltivano una speciale venerazione per san Giuseppe, consacrato ormai come «Patrono della Buona morte8». 

Tra le molteplici confratemite istituite ricordiamo l'Arciconfratemita di Maria Santissima della Salute e dei santi Giuseppe e Camillo de Lellis, eretta a Roma da Pio IX nel 1866 nella Chiesa di Santa Maria Maddalena per l'aiuto spirituale degli infermi, soprattutto dei moribondi9». 

San Camillo condivide, dunque, con san Giuseppe la missione di Protettore dei moribondi10, non già perché sia stato assistito da Gesù e da Maria al momento della morte, anche se lo possiamo certamente supporre, ma perché assistette infaticabilmente e con ogni carità i moribondi negli ospedali e nelle case private. 

La vocazione particolare alla quale Dio ha chiamato san Camillo è la carità per gli infermi. La prima idea di istituire una Compagnia per l'aiuto dei malati è formulata da lui in questi termini: 

«Non si potrebbe liberare gli infermi dalle mani dei mercenari, e in cambio di questi istituire una Compagnia di uomini pii e da bene, che non per mercede, ma volontariamente e per amore di Dio servissero con quella carità e amorevolezza che sogliono fare le madri verso i loro figlioli infermi?»11

Raccolti attorno a sé i primi compagni, Camillo dà loro la regola nella quale fissa lo scopo particolare della Compagnia: servire gli infermi con ogni carità come un'amorevole madre il suo unico figliolo infermo12

Camillo chiamava la vocazione dei Ministri degli Infermi non solo eccellente, ma anche ministero angelico. Egli non si stancava di ripetere: 

«Padre e fratelli miei ricordatevi che siete stati chiamati da Dio per avvocati e difesa del patrimonio ed eredità di Cristo, che sono le anime dei poveri infermi, ricomprate col suo sangue prezioso ... Ricordatevi che questo nostro ministero è angelico perché gli stessi angeli santi stanno in difesa dei morenti, parlando per 'la vostra bocca e suggerendovi quanto dovete dir loro in quell'ultimo passo»13

Nell'assistenza ai morenti nelle loro case Camillo vedeva una grande possibilità di apostolato, in quanto «sempre e dappertutto si muore»; così che quando fosse stato impedito ai suoi l'accesso agli ospedali, essi avevano un campo aperto e sicuro di grandissima carità alletto dei morenti. In tal senso considerava gli ospedali «un mare piccolo o mediterraneo, e la raccomandazione alle anime nelle case private un oceano aperto e sconfinato»14.


7 DELUMEAU 1. (a cura di), Storia dei Santi e Santità cristiana, Editrice Eraclea, Milano 1991, pp. 34-35. 

8 Ibidem, p. 35. 

9 Cfr. STRAMARE T., Gesù lo chiamò padre ... , p. 142. 

10  Cfr. SANDIGLIANO G., San Giuseppe maestro della vita interiore, Edito dalla Congregazione sacerdotale, Trento 1962, p. 180. Padre Sandigliano, dei Ministri degli Infermi, fu gran devoto di san Giuseppe e fu anche il primo bio grafo della beata Giuseppina Vannini. 

11 VANTI M., Lo spirito di San Camillo de Lellis, Editrice presenza cristiana, Roma 19864, pp. 44-45. 

12 Cfr. Ibidem, p. 45. 


Inno a San Giuseppe

Himno a San José

https://drive.google.com/drive/folders/1TLgyI5TEXErMVYx1kjUlsaAxv5Ng-gc2


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