Casa madre 23 febbraio 2026 Memoria della Nascita la Cielo di Santa Giuseppina Vannini

Casa Madre 23 febbraio 

Celebrazione Eucaristica in ricordo dei 115 anni della nascita al Cielo di Santa Giuseppina Vannini, nella casa Madre di Roma, ultima dimora dalla Madre Vannini. Santa Messa presieduta da don Jesús Alexis Mora, Prorettore del Convitto lateranense beato Pio IX Diacono Fabio Castrolla. Presente Madre Zelia, Suor Francesca Pia e il seminarista Aquille Proto, le sorelle della comunità amici e devoti.

 





23 febbraio 2026

Omelia – 115° anniversario della nascita al cielo di Santa Giuseppina

 Vannini Roma, Casa Madre 

Per una felice coincidenza – anzi, per una felice Provvidenza – la liturgia di questo lunedì, a pochi giorni dall’inizio della Quaresima, ci propone il brano di Matteo 25,31-46. 

Voi, Figlie di San Camillo, conoscete bene questo Vangelo: è quello proclamato nella solennità di Santa Giuseppina Vannini, che proprio qui, in questa casa di via Giusti, il 23 febbraio 1911, 115 anni fa, nasceva al cielo.

È significativo ascoltare questo brano proprio in questa casa. Non solo per l’emozione che suscita, ma perché qui la vostra storia ha avuto inizio. Ricordare, come dice il termine latino recordari, significa “riportare al cuore”. Per voi, vivere in questa casa è tornare alle origini, là dove tutto è cominciato nel silenzio e nell’umiltà, in questa strada piccola e quasi nascosta, vicino alla trafficata via Merulana, e in questa cappellina semplice e raccolta. Un luogo forse sconosciuto ai più, ma santo perché dimora di Dio.

Qui si è concretizzato l’invito che abbiamo ascoltato nella prima lettura: “Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo” (Lv 19,2). Qui Santa Giuseppina Vannini, come ricorda la targa all’ingresso, nel 1892 stabilì la prima casa delle Figlie di San Camillo; e qui, dopo una vita donata ai malati e ai bisognosi, concluse il suo cammino terreno.

Il resto è storia: una storia che voi continuate a rendere viva nel servizio quotidiano, attingendo alla sorgente inesauribile della santità che è l’Eucaristia. Non è un caso che il primo atto della vostra giornata sia proprio la celebrazione eucaristica: è dal Cuore di Cristo che nasce quello spirito di carità che vi rende attente e premurose accanto ai sofferenti.
Madre Vannini, sulle orme di San Camillo e insieme a padre Tezza, ha incarnato nella propria vita le parole del Vangelo: “Ero malato e mi avete visitato” (Mt 25,36).

La carità verso i malati è una carità esigente, spesso eroica: è la carità di chi non passa oltre con indifferenza, di chi si accorge del bisogno dell’altro, di chi si impegna perché l’altro possa vivere con dignità. Non basta fare il proprio dovere: occorre farlo bene. “Bene fecit omnia”, ripeteva spesso Madre Vannini: non basta fare le cose, bisogna farle bene.

Per lei, prendersi cura del malato significava occuparsi anche di tutto ciò che gli stava attorno: se in casa c’erano bambini, bisognava accudirli; se c’era da fare il bucato, ci si dava da fare. È il Vangelo vissuto nei gesti semplici: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi più piccoli, lo avete fatto a me” (Mt 25,40).

Permettetemi una nota personale. Provengo dalla Puglia, dalla diocesi di Brindisi-Ostuni. Sono nato a Mesagne, nell’ospedale San Camillo de Lellis, che Madre Vannini fondò personalmente nel 1894. Da allora sono passati 129 anni di presenza in quella città, che ricorda con gratitudine le tante sorelle che si sono avvicendate nel servizio agli infermi, come attestano le cronache del tempo: “per l’assidua cura che compiono con piena abnegazione di sé agli infermi di ogni sorta”.

Offriamo questa Eucaristia per voi perché il Signore Dio, mirabile intagliatore di santi, non vi faccia mancare le vocazioni necessarie per proseguire la vostra opera di carità in favore delle membra di Cristo più deboli e sofferenti. E chiediamo che di ciascuna il Signore Gesù possa dire:

Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il Regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo: perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato” (mt 25,34-36).

Don Fabio Crastolla


Articolo sul sito della 👉Nuova Bussola Quotidiana per la ricorrenza della Nascita al Cielo di Santa Giuseppina Vannini.

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