Addio a Jean Vanier, difensore della dignità dei disabili

Scomparso a 90 anni il fondatore de “L’Arche”, comunità di accoglienza e assistenza a persone affette da deficit intellettivi e disabilità presente in 37 Paesi.

«Ho ancora molte cose da imparare. In ciascuno di noi c’è una lotta e io ancora lotto. Ormai esco solo per dare qualche conferenza, lasciando il mio focolare e Dudul. Dudul ha un reale handicap intellettuale. 
L’altro giorno è andato a fare una visita dal cardiologo. 

Poi, a tavola, gli abbiamo chiesto come è andata. Lui ha detto: “Molto bene”. E noi: “Ma che cosa ha visto il cardiologo nel tuo cuore?”. Dice: “È evidente, ha visto Gesù”. Allora noi: “Ma che cosa è che fa Gesù nel tuo cuore?”. 
Ci ha risposto: “Si riposa”. 

Ho pensato che è più saggio di tutti noi. Dio ha scelto i folli e i deboli per confondere gli intellettuali e i potenti, e ci mostra un cammino di semplicità tra di noi e verso Gesù. 
E tutto diventa così semplice. Per me è una grazia poter vivere con persone un po’ folli, a volte molto deboli, perché tra loro si capisce che noi umani siamo fatti per essere felici. 

Che le nostre comunità siano dei posti dove si può ridere, celebrare, essere un po’ folli insieme e rendere grazie a Dio per la nostra umanità. 
E cercare di essere nel nostro mondo dei piccoli luoghi dove si possa sperimentare la gioia, perché siamo amati da Dio. È questa la nuova evangelizzazione, che è anche la più antica: essere felici.»
(J. Vanier, fondatore de l'Arche)

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