San Giuseppe nella famiglia camilliana di Suor Eliane Köhler Introduzione

Vi proponiamo per accompagnare la Novena di San Giuseppe, la Tesi di Magistero in Scienze Religiose Indirizzo didattico 

“San Giuseppe nella Teologia e nella vita della Chiesa con particolare riferimento all’Istituto delle Figlie di San Camillo”

di Suor Eliane Köhler presentata alla Pontificia Università Lateranense Facoltà di teologia Istituto Superiore di Scienze Religiose «Ecclesia Mater» Roma 1997.

Capitolo III 

San Giuseppe nella famiglia camllliana 

Introduzione 

Nei capitoli precedenti abbiamo messo in evidenza come la devozione a Giuseppe sia solidamente fondata e radicata nella Sacra Scrittura, in particolare vangeli, nella teologia e nell'insegnamento del magistero. Ci occupiamo ora da parte specifica che riguarda la devozione a San Giuseppe nell'Istituto delle Figlie di san Camillo. 

La Congregazione delle Figlie di San Camillo nata dal tronco fecondo benedetto dell'Ordine Camilliano1 venera e onora con speciale devozione San Giuseppe, Patrono dei moribondi2 e nutre un amore filiale per san Camillo3, del quale le religiose di questa Congregazione si professano Figlie, proponendosi di seguirne gli insegnamenti e gli esempi. Per quanto riguarda la devozione a san Giuseppe nella vita e negli scritti di san Camillo non troviamo alcuna testimonianza; questo perché nel secolo XVI il culto a san Giuseppe non era ancora molto diffuso. La devozione al Santo venne introdotta nell'Ordine in seguito. Ne è conferma il 

fatto che alla fine del secolo scorso la troviamo molto presente, particolarmente nella Provincia Lombardo-Veneta di cui faceva parte padre Luigi Tezza. 

Scrivendo di san Giuseppe nell'Istituto delle Figlie di San Camillo non potremo fare a meno di tracciare anche i profili spirituali dei suoi fondatori, la Beata Vannini e il Servo di Dio padre Tezza. Ma lo faremo per quel tanto che basta per capire meglio la spiritualità Giuseppina delle Figlie di San Camillo. 

San Giuseppe e San Camillo Protettori dei moribondi 

Anche se negli scritti di san Camillo o in coloro che hanno scritto di lui non troviamo nessun riferimento a san Giuseppe, possiamo però stabilire un parallelo tra san Giuseppe e san Camillo: tutti e due hanno la stessa missione di assistere e proteggere i morenti nel loro trapasso. Come abbiamo esposto nel primo capitolo, dal Vangelo e dai documenti pontifici ricaviamo diversi titoli che vengono attribuiti a san Giuseppe: «purissimo, casto, immacolato e fedele sposo della Immacolata Vergine Maria, ammirabile padre putativo del Figlio Unigenito di Dio, guardiano, protettore, economo sicuro e vigilante capo della Sacra Famiglia, prediletto della fiducia divina, uomo santissimo, giusto, maestro, guida, protettore e custode della 

Chiesa, Signore e principe della casa e possessione di Dio, patriarca, patrono dei lavoratori cristiani, ed infine, efficacissimo protettore dei moribondi»4.

Quest'ultimo titolo viene attribuito a Giuseppe dalla pietà popolare che ritiene che al momento della morte egli sia stato assistito da Gesù e da Maria. 

Gli evangelisti non dicono nulla sulla morte di san Giuseppe. L'ultima volta che essi lo presentano nei vangeli è nell'episodio dello smarrimento di Gesù nel tempio di Gerusalemme (Cfr. Le 2, 41ss), dopo di che annotano che Gesù fece ritorno con Maria e Giuseppe a Nazareth dove era loro soggetto, e cresceva in sapienza età e grazia (Le 2, 52). 

All'inizio della vita pubblica di Gesù viene ricordata sua madre, i suoi cugini, ma di Giuseppe non si dice nulla. Ciò fa supporre che in questo periodo Giuseppe fosse già morto. Anche perché non si spiega altrimenti come alle nozze di Cana fossero invitati Gesù e Maria con gli apostoli e non già Giuseppe se egli fosse stato ancora in vita5

Posto quindi che li precedette nella morte, è pensabile che Giuseppe sia stato assistito da Gesù e da Maria in quell'ora suprema. La morte di Giuseppe va vista soprattutto come uno dei momenti più importanti nella sua collaborazione all'opera redentrice di Gesù, l'ultimo grande servizio che gli rese in questo mondo6. Anche se nulla sappiamo della sua morte, sicuramente dovette essere una morte serena, confortata dalla presenza di Maria e di Gesù. Per questo i cristiani, considerando invidiabile il suo beato «transito» alla Patria celeste, lo invocano come speciale patrono degli ammalati e dei moribondi. 


1 Cfr. Costituzioni e Disposizioni generali Figlie di san Camillo, Casa generalizia, Grottaferrata (Roma) 1989, art. Il. 

2 Cfr. Ibidem, art. 101

3 Cfr.1bidem, art. 102; Camillo De Lellis, nacque a Bucchianico di Chieti nell'Abruzzo, il 25 maggio 1550. Si convertì a Dio 25 anni dopo, il2 febbraio 1575. Per nove anni, nell'ospedale di S. Giacomo a Roma Camillo maturò la sua vocazione alla carità. Nel 1584, col proposito di fondare una Compagnia di uomini da bene che si dedicassero per puro amore di Dio all'assistenza degli infermi, Camillo si fece sacerdote. 1586 ottenne da papa Sisto V l'approvazione della sua "Compagnia dei Ministri degli Infermi. Successivamente, nel 1591, il papa Gregorio XIV elevò la compagnia ad Ordine religioso. Dovunque c'­un ospedale o la necessità di soccorrere i malati, Camillo accorreva conducendovi una comunità dei compagni, soprattutto in luoghi dove imperava la miseria o quando - ed allora era frequente - scoppiava peste. Prostrato dalle fatiche e da varie malattie, Camillo morì a Roma il 14 luglio 1614, alla Maddalena, casa madre dell'Ordine. La Chiesa ha riconosciuto la testimonianza di santità e l'insegnamento di carità di Camillo e li ha proposti a modello dei cristiani (Cfr. SOMMARUGA G. (a cura di), Scritti di San Camillo 

Edizioni Camilliane, Torino 1991, pp. 229-232). 

4 STRAMARE T., Gesù lo chiamò padre. Rassegna storico-dottrinale su san Giuseppe, Libreria 

Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1997, p. 57. 

5 Cfr. CARRASCO 1., San Giuseppe nel mistero di Cristo e della Chiesa, Edizioni Piemme, Roma 

1984, p. 75. 

6 Cfr. Ibidem, p. 76. 

pag 64 65 66 


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